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lunedì 21 maggio 2012

ASSEMBLEA SEZIONALE ORDINARIA

ASSEMBLEA SEZIONALE ELETTIVA

Elezione del Presidente Sezionale

Ritorna il momento più importante della vita sezionale.
Tutti gli associati sono invitati a partecipare.

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La Storia della Sezione AIA di Venezia

a cura di Mauro Pitteri e Michele Gottardi

 

l'età dell'oro: gli anni '30 e '40

 

Era il 1927. In una brumosa serata novembrina, un gruppo di sportivi decideva, approfittando della ricorrenza festiva della Madonna della Salute, di ritrovarsi presso il ristorante Union, in Lista di Spagna, a due passi dalla stazione, e costituire il Gruppo Arbitri Veneziani del Comitato Italiano Tecnico Arbitrale, il C.I.T.A., nome un pò... selvaggio che contrassegnava l'antenato dell'attuale Associazione Italiana Arbitri.

Il 21 novembre del 1927 nacque dunque la sezione veneziana degli arbitri di calcio e bastano davvero pochi dati per ricordare quanto distante fosse quel mondo dal nostro.

In un'Italia che ancora non aveva capito verso quale destino la stesse conducendo la dittatura di Mussolini, in un'Italia che godeva di un irreale quanto effimero rilancio economico, che sarebbe naufragato di lì a due anni sotto la spinta della crisi di Wall Street e della successiva recessione internazionale, in quest'Italia dunque il gioco del calcio trovava ormai una sua dimensione nazional-popolare, che aveva innescato in tutta la penisola un meccanismo di espansione di squadre e campionati.

Gli anni venti erano contrassegnati dagli scudetti della Pro Vercelli e del Genoa, del Bologna, della Juventus e del Torino, in campionati suddivisi dapprima secondo leghe territoriali (Nord e Sud) e quindi in due gironi (A e B), premessa alla creazione di una serie A a girone unico, a partire dal torneo del 1929-30, vinto trionfalmente dall'Ambrosiana Inter di Meazza.

E sempre in quegli anni, il Venezia aveva fatto la sua comparsa nella massima divisione: giocava già a Sant'Elena, in uno stadio di legno che ancora non portava il nome del mitico aviatore Pier Luigi Penzo, scomparso sul Rodano, nel '28, al ritorno dalla spedizione che aveva permesso il recupero dei sopravissuti nella tenda rossa di Umberto Nobile. Anche in terraferma infine il calcio era ormai una realtà, grazie ad alcune formazioni mestrine sorte subito dopo la Grande Guerra, confluite nel '24 nelle due società dell'A.C. Mestre e del Mestre Football Club che, alla fine del decennio, fondendosi assieme avrebbero dato vita all'U.S. Mestrina.

In questo calcio degli albori gli arbitri non erano nemmeno tesserati con una propria, autonoma, qualifica: erano infatti alle dipendenze delle società, le quali li tesseravano come "referee", all'inglese, per scambiarseli domenicalmente .

Chi erano dunque quegli arbitri che decidevano di ritrovarsi settimanalmente, ogni lunedì, dapprima presso il "Restaurant Union" ("cui il proprietario - è scritto nel verbale di fondazione - si è gentilmente offerto di dare un trattamento speciale a tutti gli Arbitri della Federazione del Calcio") e quindi in Corte del Forno, a San Marco, in quella che sarà la sede sezionale dal 1929 al 1988.

I nomi oggi dicono poco: era gente umile, che forse non disponeva di una posizione sociale di particolare rilevanza, ma che già da tempo calcava con successo i terreni di gioco come Ugo Storer, che la Federcalcio in seguito nominerà "pioniere del calcio italiano", o Antonio Zanon, promosso arbitro nel '19 da una commissione presieduta dall'allora vicepresidente Mauro.

Zanon era, secondo la ricordata usanza del tempo che tesserava i direttori di gara per una società, l'arbitro "del" Venezia, Storer invece era tesserato per i Veterani, una squadra sorta in laguna per interessamento di reduci della Grande Guerra, mentre un altro fondatore come Bruno De Grandis proveniva dall'U.L.I.C. (Unione Libera Italiana del Calcio), un'organizzazione parallela, poi confluita nella F.I.G.C.

In quella sera del '27 c'erano anche Giovanni Bruna e Renato Bonello, che già avevano diretto gare nella massima divisione e che vi sarebbero stati confermati sino al 1930 (contando rispettivamente 13 e 3 presenze nel primo campionato a girone unico), ed il primo segretario, Rodolfo Zorzi, che esordì in serie A proprio nel 1929, dirigendo 21 partite sino al 1934, e finendo poi a Belluno. E tra i primi soci non si può non ricordare l'ingegner Luigi Pavanello, a capo del Magistrato alle Acque, in seguito chiamato a Roma alla presidenza del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.

Sin dall'atto di fondazione venne posta l'attenzione al fattore associativo: la necessità della sezione veniva sentita non solo in funzione di un coordinamento organizzativo, ma "allo scopo di maggior affratellamento della classe, di miglioramento tecnico, attraverso ampie discussioni nelle numerose riunioni che verranno indette". Un aspetto oggi a volte trascurato, la cui importanza tuttavia non era sfuggita ai Padri Fondatori. I quali, in modo unanime elessero Antonio Zanon alla prima presidenza.

 

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