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lunedì 21 maggio 2012

ASSEMBLEA SEZIONALE ORDINARIA

ASSEMBLEA SEZIONALE ELETTIVA

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Ritorna il momento più importante della vita sezionale.
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La Storia della Sezione AIA di Venezia

a cura di Mauro Pitteri e Michele Gottardi

 

l'eta del ferro: colonie, guerre e prigionie

 

Anni difficili, contrassegnati dalla dittatura fascista e dalla seconda guerra mondiale, ma che, quanto alle vicende arbitrali, appaiono nei ricordi dei protagonisti addirittura epici. Sono testimonianze che emergono sfuocate, come certe foto ovali, virate seppia, che spuntano fuori all'improvviso dal cassetto dei nonni, e che contribuiscono a disegnare un quadro quasi eroico, nel quale gli arbitri veneziani primeggiarono come non mai nella loro lunga storia.

Furono gli anni di Ferruccio Bonivento che dal 1932 al '48 diresse 79 partite di serie A, partecipando anche come guardalinee ai mondiali del 1934, di Silvio Pasinato (10 volte in A nei campionati 1933-1936), di Mario Rubinato e Giovanni Capitanio (entrambi in B), ma soprattutto di Ferruccio Bellè, che tra l'esordio del 2 giugno del '40 (Torino-Genoa 3-1) e l'ultima stagione del 54-55 collezionò ben 172 gare di serie A, che lo pongono nei primi venti di sempre tra quanti hanno diretto nella massima serie, sino ad ottenere, unico nella nostra sezione, lo status di arbitro internazionale ed il premio Mauro - l'Oscar che va al miglior "fischietto" di serie A - per la stagione 1948-49.

E fu sempre in questo periodo che il nostro paese cercò, con alterne fortune, di costruirsi un impero. Sin dal 1912 infatti, dopo che l'anno precedente Giovanni Giolitti aveva consolidato l'esperienza coloniale con la guerra di Libia, il trattato di Losanna aveva consegnato all'Italia non solo la nuova provincia d'oltremare, ma anche il Dodecanneso, le 12 isole del mar Egeo comprese tra Samo e Rodi.

E proprio qui, tra il '39 ed il '42, venne destinato il giovane Luigi Costantini (che al rientro in Italia raggiungerà la B e sarà poi presidente della sezione) per svolgere il servizio militare, ma finendo in breve per diventare dapprima arbitro, assieme ad altri colleghi italiani e greci, e poi fiduciario del C.I.T.A. nel campionato del Dodecaneso. E analogamente accadde, sempre nel '39, quando l'Italia andò a cercare improbabili glorie in Albania, con Michele Carone, che diresse le gare del massimo campionato di quel paese sino al 1944.

 

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