LA NOSTRA STORIA

STORIA DEGLI ARBITRI VENEZIANI DAL 2002 AL 2017

Mauro Pitteri

 

Prologo

«A Venezia le cose possono anche sparire dalla sera alla mattina, come la Reyer, senza che nessuno si senta obbligato a intervenire, perché è più importante il ricordo della cosa che la cosa in sé». Così, nel 2002, il giornalista e amico degli arbitri, Adriano De Grandis, chiudeva il volume edito dalla sezione AIA di Venezia in occasione del suo 75° anniversario. In effetti, in questi anni, gli arbitri veneziani hanno affrontato momenti di seria difficoltà. Nella sua relazione di commiato, il presidente Paolo Silvestri rievocava la fenice, uno dei miti veneziani legati al suo teatro lirico più volte bruciato e ricostruito. Dopo alcune riflessioni preoccupate, con uno slancio vitalistico che superava il pessimismo della ragione, commosso, chiudeva la sua relazione quasi gridando: «Venezia non vuole chiudere, Venezia ha 85 anni di storia alle spalle e sono sicuro che con l’aiuto di tutti come la Fenice anche la sezione Antonio Zanon tornerà a volare». Oggi, la Reyer non solo è risorta ma è addirittura Campione d’Italia, dopo un periodo buio, il calcio Venezia è tornato in serie B e gli arbitri veneziani compiono novant’anni e se non hanno ancora trovato un successore a Ferruccio Bellé, premio Mauro 1948/49, hanno comunque di nuovo un associato in serie A, Daniele Bindoni.

 

Maggio 2012, Palazzo Cà Giustitian sul Canal Grande. Cena di fine anno e consegna premi sezionali stagione 2011/2012: Paolo Silvestri (Presidente AIA Venezia) e il Presidente FIGC Veneto Giuseppe Ruzza. 

 

Il reclutamento. Come trovare nuovi associati

Il numero degli associati che hanno celebrato il 75°, cento e sedici, non è più stato raggiunto ed è diminuito fino ai minimi termini del 2012 quando arbitri e osservatori veneziani, in tutto, erano solo cinquantanove, di cui, di fatto, solo ventisei effettivi. Le 1357 designazioni di gare provinciali del 2002, un record, si sono dimezzate nel 2010 fino a toccare il minimo di 352 quattro anni dopo. In dodici anni si son perse mille gare. Unica soluzione, il reclutamento, che è stato il cruccio maggiore dei quattro presidenti che si sono avvicendati in questi tre lustri. A dir la verità, il corso arbitri del 2005 aveva fatto ben sperare, ventun nuovi arbitri e tutti molto giovani ma anche volubili, farli rimanere è stato un problema senza soluzione. La conseguenza è che gli effettivi a disposizione dell’Organo Tecnico Provinciale (OTP) sono pochi e imberbi oppure esperti ma non più selezionabili. Iniziano a esserci contrasti tra i consiglieri che vorrebbero un’efficace scrematura tecnica, come Fabio Gottipavero e Francesco Castro, e chi invece punta a tener dentro tutti, anche chi non lo meriterebbe, pur di avere un adeguato numero di associati. Ecco il dilemma, buoni arbitri o arbitri a sufficienza? Si tratta di divergenze che però non minano l’unità d’intenti. Di fronte al componente regionale in visita, il presidente Gianfranco Perinello rimarca l’unità della sezione «sotto tutti i punti di vista».

Per avere più associati, occorre andare là dove ci sono giovani, in primis nelle scuole. Gli sforzi hanno successo, venti studenti si son fatti vivi, ma se frequentano scuole veneziane, spesso abitano in territori prossimi alle sezioni consorelle di Mestre e San Donà. Così, il programma di crescita tecnica degli associati con cui si era aperta la stagione sportiva 2007/08 non può essere attuato per mancanza di numeri e di gare. Il 10 febbraio, in un consiglio sezionale dai toni drammatici, a fronte di 31 gare settimanali, l’OTP Gottipavero lamenta di avere a disposizione solo diciotto arbitri di cui la metà non ha superato i test atletici: «La situazione è peggio che drammatica. È stagnante. L’azione o è inadeguata o siamo arrivati tardi al capezzale di un malato ormai inguaribile». Anche la mancata visita del presidente regionale Tarcisio Serena è vista «come un segno del declino inarrestabile».

    

Soci della Sezione AIA Antonio Zanon di Venezia:

Benemeriti AFQ Effettivi AA Totale 
2001/02 12 20 81 3 116
2005/06 15 20 63 7 105
2006/07 13 19 43 7 82
2010/11 12 24 38 4 78
2011/12 11 18 26 4 59
2012/13 11 19 30 1 61
2013/14 11 18 30 1 60
2015/16 14 14 50 1 79
2016/17 15 14 45 1 75

Gare designate: 1357 nel 2002, nel 2006 gare 830, nel 2010 gare 674 e 519 nel 2011, nel 2012/13 gare 352, nel 2014 gare 394 poi dalle 462 del 2015 alle 571 gare del 2016.

 

Obiettivo principale del nuovo presidente Venerandi è quello di «fare un corso arbitri molto corposo per rinfoltire le file sezionali». Occorre inserirsi nelle scuole e per questo si stampano 60 mila fra volantini e brochure. Tuttavia si riesce a far poco e ciò provoca tensioni dovute al troppo amore per la sezione. Nel 2009, anche se ci sono differenze di vedute tra i consiglieri e tra il consiglio e il presidente, si ribadisce che «tutti remano nella stessa direzione», ovvero, assicurare alla sezione di operare nel miglior modo possibile. Poi, ancora Gianfranco Perinello insiste: «data la situazione di difficoltà in cui versa la sezione si sente il bisogno di motivare gli associati e confrontarsi per trovare una via d’uscita». Di nuovo, si guarda alle scuole. Soprattutto al Liceo Convitto Marco Foscarini che ospita il polo sezionale di allenamento. Si decide di stilare un progetto da presentare a tutti i dirigenti scolastici della città per arruolare nuovi colleghi e si affida il compito a un gruppo di lavoro formato dai meno giovani Silvestri, Pitteri e Gottardi. Andrea Currie si fa promotore di un sito sezionale da inaugurare alla presenza del presidente regionale Gianfranco Bettin. Gli sforzi danno i loro frutti, gli aspiranti iscritti al corso sono undici. Il sito sezionale è operativo. La china da risalire però è ancora lunga e il pericolo di scivolare in agguato. Il lieto fine certo è solo nelle favole. Per averlo sul serio occorre lottare.

Nel gennaio 2010, nove sono i nuovi arbitri immessi nei ruoli, ancora pochi. Per gli osservatori occorre chiedere la deroga perché proprio non riescono a svolgere le otto visionature obbligatorie. L’anno dopo, si avviano anche corsi per arbitro scolastico, sperando siano propedeutici a quelli di arbitro vero e proprio. Anche il volantinaggio diventa più intenso e infatti al corso arbitri si iscrivono in ventiquattro anche se solo quattordici superano gli esami. Così, colpa di alcune dismissioni, si è costretti a gestire diciotto gare settimanali con diciassette arbitri effettivi a disposizione dell’OTS. Si deve chiedere aiuto a Mestre. Infatti, il 4 febbraio, la brutta sorpresa: dei quattordici nuovi associati, alcuni chiedono un congedo, altri si dimettono senza aver mai arbitrato una gara. In aprile, il presidente Silvestri propone sia manifestata «la situazione di difficoltà derivante dallo scarso numero di associati» al presidente regionale Bettin che però conforta il Consiglio direttivo dicendo che «il lavoro della sezione è meritorio e ben eseguito» e invita tutti a continuare con «passione e volontà».

Nella nuova stagione sportiva, s’inviano lettere ai dirigenti scolastici perché collaborino in vista del nuovo corso per aspirante arbitro e ci si chiede perché troppe nuove leve abbandonino presto l’attività. Un effetto collaterale è la direzione delle gare nelle isole della laguna. Chioggia preferisce designare i propri arbitri nel più lontano e conveniente territorio di Padova. Mestre nicchia. Ma se Venezia designa una nuova recluta a Pellestrina o a Burano, magari in una mattinata nebbiosa d’inverno, rischia di perderla. Insomma, le consorelle diventano quasi sorellastre.

Nonostante il protocollo d’intesa fra il Ministero dell’Istruzione e l’AIA, le scuole collaborano poco, per nulla collabora il Collegio Navale Morosini, che nei tempi addietro aveva rimpolpato la sezione con aspiranti arbitri e di livello. Secondo quel comandante, arbitrare distrae gli studenti dallo studio. Così il corso ha solo sei iscritti, frequentano in tre, ma se ne attende un quarto. Ecco come si è arrivati al minimo storico dei 59 associati, pur continuando i corsi Fair Play al Foscarini dove si catturano subito due ragazzi aspiranti arbitro.

Andrea Currie, presidente di sezione, è un cambio generazionale, una ventata di freschezza ed entusiasmo. In visita a una riunione congiunta delle sezioni di Venezia e Mestre, il 18 febbraio 2013, il compianto Stefano Farina fece su di lui, in privata sede, una battuta folgorante: «Il giovane presidente della sezione di Venezia ha un grande pregio, è pieno di entusiasmo ma anche un grande difetto: è pieno di entusiasmo». Ma una scossa elettrica è necessaria se si vuole riemergere. Tuttavia gli elettrodi faticano a rigenerarsi. Dopo due anni di lavoro si deve amaramente constatare che «al 1° luglio 2012 eravamo 61 associati» e oggi «siamo di nuovo 61 associati» e questo grazie a quattro nuovi arbitri e a due trasferimenti da altre sezioni. «Inscalfibile» appare il problema del reclutamento. Si usano forme nuove di comunicazione, il volantinaggio diretto in zone di forte passaggio, il presidio con gazebo in campi cittadini, inserti pubblicitari mirati sui social network e sui siti annunci. Si hanno quaranta contatti ma solo sette in zona Venezia: «Questa è la realtà cittadina, con questo dobbiamo confrontarci senza scoraggiarci». Bettin interviene ancora ed esorta a lavorare tutti per aumentare il reclutamento magari organizzando per gennaio un secondo corso e fa presente che «locali sezionali più vicini alla terraferma» possono «coagulare ulteriori elementi». Ecco, il problema della sede. Una sede più centrale potrebbe favorire il reclutamento. Intanto il nuovo presidente regionale Giuliano Vendramin avvalla l’ipotesi di un reclutamento congiunto Mestre-Venezia e auspica lo svolgimento del corso presso i nuovi locali di San Geremia.

 

Daniele Orsato in visita alle sezione di Venezia e Mestre, stagione 2014-15.

 

Il cambio di sede sembra dare i frutti sperati, al corso iniziato il 20 ottobre 2014 parteciparono una dozzina di aspiranti. Anche il corso successivo dà buoni risultati e alla fine del suo mandato Currie vanta trenta nuovi immessi in due anni e perciò ora, finalmente, «le prospettive sono rosee, la sezione giovane e con molti arbitri selezionabili e quindi promettente». Per la prima volta da tempo, anche gli osservatori, raggiungono e superano la quota minima di visionature. Paolo Gabriele rende partecipe il consiglio della congiuntura favorevole: «Abbiamo tanti ragazzi alle prime armi, ma tutti molto volenterosi e disponibili» e prospetta soddisfatto un «super lavoro per gli OA». Per Currie, «questa stagione sportiva  che va a concludersi rappresenta il frutto tangibile del lavoro iniziato quattro anni fa quando tutto sembrava perduto, quando il morale era sotto i tacchi e la tentazione della facile via di Mestre molto forte in più di qualcuno di noi». Ecco, dalle ceneri,  la risorta fenice non solo vola ma non si accontenta e guarda avanti verso «quota novanta», compito assegnato al suo successore, Franco Venerando, il quale rilancia: «L’obiettivo è raggiungere i cento soci nel quadriennio». La fenice spicca sicura il suo volo e guarda già al centenario.

 

La sede. Come rimanere nel centro storico guardando alla terraferma

Trovare casa a Venezia non è facile. Soprattutto se si vuole una casa comoda e vicina ai terminal ferroviario e automobilistico. Quella in corte Bressana a Castello non lo era più, troppo lontana dalla parte della città rimasta ancora viva. Castello da un pezzo non lo è più, sestiere a tratti abbandonato ai soli turisti in una città sempre meno popolata e sempre più vecchia. Già da tempo si era pensato a un cambio di domicilio. Tuttavia i costi erano elevati, ci voleva una causa di forza maggiore per convincere tutti della necessità del grande salto.

Siamo al giugno 2013 quando il presidente Currie comunica al Consiglio che la sede in corte Bressana «dovrebbe essere interessata da urgenti lavori di sistemazione», si vedono allarmanti crepe sui muri che non lasciano tranquilli. Meglio chiedere uno «sforzo comune di tutti gli associati della sezione per trovare una sede prossima a Piazzale Roma», piuttosto che intraprendere costosi restauri che i padri domenicani proprietari difficilmente avrebbero sostenuto. Intanto, si concorda di far eseguire una perizia allo stabile di Castello mentre si cercano alternative. Grazie a Giordano Ghezzo, si fa strada un’ipotesi. Campo San Geremia, presso la stazione ferroviaria. Si dà mandato al presidente di prendere visione dei locali offerti e di valutare la sostenibilità del canone d’affitto. Nel gennaio 2014, la prima riunione del direttivo la si fa proprio a San Geremia. La scala è impervia ma la sala riunioni è ampia. La travatura del sottotetto è bella in legno anche se qualcuno, pompiere, avrebbe fatto notare che il soffitto era tanto bello quanto pericoloso in caso d’incendio (è Paolo Maresca, primo arbitro a concedere un rigore con l’ausilio del Video assistant referee), cosa comune a Venezia. I contatti con la proprietà dei locali di San Geremia danno però esiti scoraggianti, la sede a Cannaregio sembra sfumare, si torna a cercare qualche edificio prossimo a piazzale Roma.

In aprile, la situazione evolve. Si riallaccia il filo con la parrocchia di San Geremia. Infatti, si ritiene vitale trovare una nuova sede per attrarre giovani dalla Terraferma. Però sono aperte anche trattative con la proprietà dei locali P.le Roma, e anche con la casa madre di Bologna dei padri domenicani per capire le loro intenzioni che non sono buone. Infatti, i padri sono orientati a non rinnovare l’affitto dopo la scadenza del comodato d’uso nel 2016. Tuttavia, l’accordo per San Geremia è a un passo. «L’alternativa è una sede forse meno intima ma più funzionale e comoda per i tanti associati che vivono in Terraferma». Dopo alcuni incontri la parrocchia si dice disposta a cedere in affitto alcuni locali. Invece, sempre più difficile è la trattativa con i padri domenicani. Per non rischiare di perdere entrambe le locazioni il presidente Currie suggerisce ai consiglieri di rompere gli indugi e di firmare il contratto per i locali di San Geremia e alla fine, cercato con ostinazione, l’accordo si trova e, per favorirne il buon esito, si contribuisce al restauro di un antico orologio chiuso da tempo immemore nella torre campanaria, un orologio a battaglio. «Si tratta di uno dei più antichi orologi meccanici da torre al mondo», scrivono gli esperti, ha «mantenuto integre alcune parti originali» che permettono di datarlo al secolo XIV e che ora fa bella mostra di sé all’interno della basilica con ai piedi questa iscrizione: 

Per la generosa munificenza della F.I.G.C. e dell’Associazione Italiana Arbitri di Venezia, l’orologio secolare della torre di S. Geremia rivive ora dopo un lungo silenzio segnando i rintocchi di buone stagioni. 

Ecco, rivive l’orologio, così come si auspica riviva la sezione. Il presidente chiede di procedere alla stipula del contratto di locazione convinto che con la nuova sede ci sarà l’agognato rilancio. La Riunione Tecnica Obbligatoria del 6 ottobre 2014 si tiene a San Geremia, così che tutti gli associati conoscano la nuova sede. In attesa del perfezionamento del contratto, si continuano le riunioni a Castello fino al trasloco definitivo che avviene il 2 febbraio 2015. Ora la nuova sede è ufficialmente ubicata in Cannaregio 272. In effetti, dopo il trasferimento, il numero degli associati aumenta, arriva a un picco di sttantanove. Certo, mancherà lo sguardo austero di Bartolomeo Colleoni, ma ora la sezione può contare su quello più dolce di Santa Lucia, vergine martire di Siracusa. Come hanno già fatto con Sordello indicandogli la porta del Purgatorio, l’augurio è che anche ai giovani e alle giovani che passano per campo San Geremia, mostrino della nostra sede «li occhi suoi belli quella intrata aperta» (Purg., IX, 62).

 

75° a San Rocco / Pisani Moretta durante la Presideza Perinello. In alto da sx Giancarlo Squarcina, Tullio Lanese (Pres. Nazionale A.I.A.), Giancarlo Perinello, Paolo Silvestri in basso da sx Carlo Sguizzato (Pres. CRA Veneto) Gianfranco Perinello (Pres. AIA Venezia), Marco Artuso, Maurizio Moretti.

 

I soci. Tanti generali, un po’ meno i soldati

Il 75° della sezione vedeva Gianni Renosto assistente arbitrale a disposizione della Can A e B, Paolo Mariuzzo della Can C e Alberto Zennaro di quella che allora si chiamava Can D Calcio a 5. Poi, Massimo Bergamo, Umberto Pegorin e Andrea Perina assistenti presso la Lega Nazionale Dilettanti. A disposizione del Comitato Regionale Arbitri Veneto erano undici arbitri e sette assistenti. Tra i dirigenti, Franco Venerando, era osservatore arbitrale della Can D Calcio a 5, attività per la quale avrebbe conseguito il premio presidenza AIA nel 2004 come miglior OA italiano del settore. Iniziava la sua lunga carriera di dirigente nazionale Giancarlo Perinello (Venezia ha questo primato, due fratelli gemelli entrambi ex presidenti di sezione) come presidente della Commissione disciplina interregionale. Poi, il componente della Commissione disciplina regionale Alessandro Lunian era osservatore in Can D, a cui si aggiungeva Marco Artuso, e Agnello Trucillo era alla scuola arbitrale e si occupava soprattutto di aggiornamento. Infine, Pierluigi Venerandi collaborava con il CRA. L’anno dopo, lo stuolo d’incarichi nazionali e regionali è quasi identico anche se due ora sono gli assistenti in forza alla Can D e Lunian, dopo anni d’intensa attività, inizia il distacco dalla nostra sezione.

Annata dura quella del 2004/05. Perdiamo Renosto che lascia la Can poco prima dello scatenarsi della bufera e, soprattutto, non ce la fa per un soffio Mariuzzo, un vero dolore per tutti i soci che più volte lo avevano seguito nei terreni di gioco o in TV, durante memorabili serate giudecchine, facendo per lui un tifo che ci fa ancora dire che la promozione l’avrebbe ampiamente meritata. Ci si consola con l’astronomo Bindoni in Can D, a cui si affianca quella dell’osservatore Michele Gottardi. L’anno dopo la punta della sezione diventa Massimo Bergamo assistente in Can C, mentre in Can D si forma l’inossidabile coppia OA Currie e Paccagnan, rimasti i soli a rappresentare Venezia in quella categoria nazionale. È però a livello dirigenziale che inizia la scalata. In un colpo solo Marco Artuso è sostituto procuratore aggiunto della Procura nazionale e Alvise Bragadin componente della Commissione disciplina regionale. Quegli studenti degli anni Settanta, che la sezione di Venezia era stata tra le prime in Veneto ad accogliere, ora, laureati in giurisprudenza, iniziano ad occupare posti attinenti alla loro formazione professionale. Ancora, Andrea Urbani diventa componente della Commissione disciplina della FIGC Veneto, organo che non avrebbe più lasciato e di cui oggi è vicepresidente. Mentre continua a girare le sezioni d’Italia Giancarlo Perinello  nella sua veste di ispettore tecnico, cessa invece la lunga carriera da dirigente di Trucillo e forse, con essa, comprensibilmente, anche la sua voglia di vivere la vita associativa. In quel momento però l’apice è raggiunta da Franco Venerando, diventato vicecommissario della CAN D Calcio a 5, che poi, grazie anche al suo lavoro, si sarebbe trasformata in Commissione arbitri nazionale per il calcio a 5 (CAN 5), un organo autonomo, di cui avrebbe fatto parte fino al 2010.

Insomma, la sezione di Venezia sta vivendo una situazione paradossale e la coglie bene il presidente Perinello nella sua relazione di fine mandato del maggio 2008. Se i numeri sono da piccola sezione, ebbene, non lo sono più se si guarda ai tre dirigenti nazionali e ai due regionali, compreso Paolo Mariuzzo divenuto componente del CRA Veneto. E si guarda soprattutto agli appartenenti agli organi tecnici nazionali. Per Daniele Bindoni al quarto anno di Can D «la parola promozione non la pronunciamo per scaramanzia, ma in cuor nostro sappiamo che la meta tanto agognata è a un passo». Nel calcio a 5, Alberto Zennaro è «tra i top level della categoria». Tra gli assistenti, Bergamo fa ben sperare in Can C dov’è impegnato «in gare di livello». In Can D ora gli assistenti veneziani sono quattro, alla citata coppia inossidabile si aggiungono Sebastiano Nordio e Giandomenico Falbo, mentre continua a ben operare l’osservatore Gottardi e anche di lui si auspica la promozione. Osservatore alla Comitato Arbitri Interregionale è Fabio Gottipavero. Alla CAI è stato promosso anche l’arbitro Marco Foscato su cui la sezione ha puntato molto che però, una volta promosso, non ha soddisfatto le aspettative di tutti. Tenuto lontano dal mondo del calcio da impegni di studio e di lavoro si è reso a lungo irreperibile. Dunque, per riprendere le considerazioni di Perinello, «se ben undici colleghi, il 13% della forza sezionale ce l’hanno fatta, forse, accanto alle indubbie capacità di ognuno, bisogna riconoscere che la spesso tanto bistratta sezione negli anni ha saputo creare un quid un qualcosa che li ha aiutati. E vi assicuro che tante sezioni ben più grandi di noi, farebbero carte false per avere questi numeri». In effetti, la Rivista dell’AIA riporta buone notizie, il nuovo arrivo in Can/C di Daniele Bindoni, l’elezione di Venerandi presidente della sezione e il premio Luciano Lupi assegnato a Giancarlo Perinello  come miglior dirigente del settore tecnico di cui era responsabile nazionale (l’Arbitro n. 3 e n. 5/2008). Ma il vero salto, avviene nel 2009: «Abbiamo finalmente un rappresentante a Roma» comunica orgoglioso al consiglio il presidente Venerandi di ritorno dall’assemblea generale. Giancarlo Perinello  viene eletto membro  del Comitato nazionale per la macroregione Nord con il presidente Nicchi. Dà subito prova delle sue capacità giuridiche con il lungo articolo «Sconfiggere la violenza con il rigore delle norme» (l’Arbitro, n. 5/2009).

Nell’album degli arbitri e assistenti degli organi nazionali pubblicato da l’Arbitro n. 6/2010, due sono le figurine di veneziani entrambi in Can Pro. Uno è ancora una volta Daniele Bindoni, l’altro è l’OA Massimo Bergamo. Però, scorrendo le foto di quell’album sempre in Can Pro compare una vecchia conoscenza di Venezia, Maurizio Mariani, in forza ora alla sezione di Aprilia. Nella relazione di fine mandato del 2010, il presidente Silvestri aveva una «brutta sensazione» per Daniele, definito dagli organi tecnici bravo ma ancora troppo giovane. «Quanti dei nostri arbitri si sono sentiti dire che il loro anno sarebbe stato il prossimo?» E riandava con la memoria ai Perissinotto, ai Gottipavero, ai Mariuzzo. Continuava, Silvestri, indicando la sezione di Venezia come «prodiga di dirigenti, a livello nazionale Giancarlo Perinello particolarmente apprezzato dal presidente Nicchi», Gottardi osservatore in Can Pro e, in regione, i ruoli occupati nelle commissioni disciplinari da Artuso, Bragadin e Urbani. Si soffermava però soprattutto su Fabio Gottipavero che entrava proprio in quell’anno a far parte del CRA con il cui presidente, Dino Tommasi, collabora ancor oggi. Insomma, in quel 2010 la sezione non avrà brillato nel numero degli associati, ma aveva parecchi ufficiali di alto grado.

Continua la carriera dei nostri dirigenti. Perinello si ricandida all’assemblea generale del 10 novembre 2012. Il suo programma (l’Arbitro, n.5/2012) è «garantire ai giovani che praticano il “gioco arbitrale” la certezza che la competizione sportiva in cui s’impegnano è pulita» e dove contano solo «merito e capacità tecniche». Non resiste a una citazione latina: «Iustitia in ludis», che, per fortuna, non ha influito sull’esito finale. Nicchi e la sua squadra vengono riconfermati. Entrando nella modernità comunicativa, Perinello passa alla storia arbitrale con due twitter, uno pragmatico: «Ognuno ha scelto democraticamente i suoi delegati», l’altro pedagogico: «Per cortesia, non diciamo bugie» (l’Arbitro, n. 6/2012). Intanto, Marco Artuso è diventato presidente della Commissione disciplina del Triveneto, Bragadin è componente della stessa e Francesco Ferialdi diventa referente regionale degli affari legali. Meno bene per gli arbitri e osservatori in Can Pro che non ce l’hanno fatta a fare il salto. Comunque non demordono. Gottardi diventa il secondo componente veneziano del CRA Veneto. Nel 2013, dopo il corso di qualificazione per assistente, Daniele Bindoni si vede dichiarato idoneo ma non prescelto. Riparte dall’eccellenza per prepararsi al corso successivo. Il caso ha suscitato scoramento ma anche reazioni indispettite tra i soci tifosi, mitigate dal presidente Currie che ha fatto notare delle incongruità procedurali nell’assegnazione dei punteggi. Bruciava che il nostro astronomo fosse il primo degli esclusi per qualche decimale di punto.

Il 2014, dunque, vede arbitro di punta della sezione Paride Botter promosso alla Can 5, poi Matteo Gridelli, assistente in Can D, mentre un altro associato su cui molto aveva puntato la sezione, la delude. Andrea Pasinetti, era stato tra i primi prescelti nell’ambito del progetto Mentor & Talent UEFA che dalla stagione 2009/10 segue i giovani colleghi più promettenti. Eppure, dopo poco, il collega talent si disaffeziona ancor più alla vita associativa e poi anche a quella tecnica. Il suo posto viene però preso da Davide Albano, che, alternando al fischietto i codici, si laurea in giurisprudenza, titolo di studio che a Venezia sembra portar bene se non agli arbitri di certo ai dirigenti. Dopo un anno in regione, la professionalità di Daniele Bindoni è premiata. Partecipa al corso di formazione per assistenti ed è «finalmente tra le stelle», così titola l’articolo a lui dedicato da l’Arbitro, n. 3/2015, dopo il suo esordio in serie A. 

 

Parma, domenica 24 maggio 2015. La sezione Zanon di Venezia torna in serie A con Daniele Bindoni. I tifosi di Daniele nei distinti del Tardini. 

 

Infine, la stagione sportiva che ci porta al 90°. Tranne Michele Gottardi, che comunque dal CRA transita come componente al Settore tecnico nazionale,  per tutti gli altri, gli incarichi dirigenziali sono confermati. Si avvicenda anche il presidente di sezione, viene eletto Franco Venerando, scelta che da un lato conferma quel cambio generazionale iniziato con Currie, dall’altro ribadisce l’importanza che sempre più sta assumendo nelle nostra associazione il Calcio a 5 da cui provengono ben sei presidenti di sezione veneti (l’Arbitro, n. 2/2016). E  a conferma, tra gli arbitri, il meglio posizionato è Paride Botter che da diverse stagioni fischia per la CAN 5 nei vari palazzetti d’Italia ed esordisce anche in A/2. Intanto, tra gli osservatori, è Filippo Sebastiano Nordio che viene promosso alla CAI. Tuttavia, a livello dirigenziale, il fatto più eclatante è stata la riconferma di Giancarlo Perinello al Comitato Nazionale, grazie alla terza elezione consecutiva del presidente Marcello Nicchi ottenuta all’Assemblea Generale svoltasi all’Hilton di Fiumicino il 24 settembre 2016. In una sorta di derby, l’avversario infatti era un veneto, Antonio Zappi, Perinello interviene all’Assemblea generale, sottolineando alcune variazioni regolamentari e poi rimarcando il valore della «lealtà e fedeltà», poiché questo significa fiducia e «il mandato fiduciario si lega alla qualità delle persone» (l’Arbitro, n. 3/2016). Inutile chiedere a un associato veneziano per chi abbia chiesto di votare al proprio presidente in quell’Assemblea. A volte, e non solo in campo arbitrale, tra laguna e terraferma sorgono incomprensioni, per fortuna, presto chiarite. Il valore del nostro associato è riconosciuto dalla sezione di Barletta che gli assegna il 5° premio “Pasquale Gialluisi”, assieme agli altri due componenti nazionali, Umberto Carbonari e Maurizio Gialluisi, (l’Arbitro, n. 2/2017). Nel suo intervento, Perinello ha ricordato a tutti e non solo ai pugliesi, «il legame quasi famigliare che esiste tra noi associati e che dà alla nostra realtà un valore aggiunto». Poi, usa la parola «inscalfibile», che evidentemente piace ai nostri dirigenti sezionali, per definire l’intesa che c’è nel Comitato Nazionale e soprattutto con il presidente Nicchi che l’avrebbe scelto la prima volta «a scatola chiusa». In realtà, caro Giancarlo, solo la tua modestia può sottovalutare il fatto che nel 2009 eri già un dirigente stimato e conosciuto. Anche questo premio è un segno del buon esito della prima fortunata annata della presidenza Venerando che si chiude con tre promozioni, Currie andrà a svolgere le sue funzioni da osservatore alla Can D, Paolo Gabriele alla CAI e Daniele Bindoni, festeggiato alla Giudecca, ha riportato in serie A la sezione di Venezia. 

Post scriptum. A dir la verità, un aspirane che frequentò un corso arbitri a Venezia nell’inverno del 1999, dirigendo tra gli esordienti e i giovanissimi in laguna le sue prime gare, in serie A, c’è. Era uno studente del Collegio Navale Morosini ed è Maurizio Mariani. Altri due grandi arbitri fecero i primi passi a Venezia per maturare altrove e diventare poi internazionali, Aurelio Angonese e Diego De Leo. Caro Mariani, so che se leggerai queste righe farai gli scongiuri, ma se non c’è due senza tre…

 

La vita associativa. Come aumentare la frequenza alle riunioni tecniche obbligatorie

Per tenere unito un gruppo di arbitri l’argomento tecnico è necessario ma non sufficiente. Occorre tenere conto che di fronte a sé il presidente ha persone giovani dotate di mezzi tecnologici che se aumentano la loro connessione con il mondo, ne riducono e di molto la capacità di attenzione. Occorre coinvolgere non solo l’arbitro ma anche la persona. Il segreto delle sezioni arbitrali è questo, altrimenti, non essendo possibile che tutti diventino fenomeni, il rischio è di veder scemare il gruppo alle prime delusioni. Qualche psicoterapeuta sostiene che il problema dei giovani odierni sia il narcisismo e da ciò l’incapacità di elaborare le sconfitte che invece nella vita reale sono sempre dietro l’angolo. Ecco, un ruolo fondamentale oggi per la nostra associazione è far capire a tanti giovani che se uno non può farcela, può però condividere i successi altrui, insomma, il ritorno dal singolo al gruppo. È il gruppo che vince se uno dei suoi componenti riesce nell’impresa, perché, per far carriera nel nostro mondo come in tutti gli altri sport del resto, inutile nasconderlo, ci vuole l’impresa. Dunque occorre invogliare i soci a frequentare la sezione e il primo elemento è una sede calda, confortevole, comoda. Con il trasloco a San Geremia questo primo obiettivo è stato ottenuto. Poi un qualche sollievo per i soci, che so, un panino, un prosecco, anche questo grazie all’ormai decennale disponibilità di Roberto Gaio è possibile averlo. Infine, soprattutto, bisogna rendere le riunioni interessanti.

Non c’è presidente che non si sia lamentato delle poca frequenza alle RTO; in effetti, d’inverno, con la nebbia,  in alcune stagioni sportive alle riunioni presso la sede di corte Bressana c’erano proprio pochi intimi. Gianfranco Perinello, nel 2008 scriveva che la presenza alle riunioni tecniche era mediamente il 40% degli associati (in quegli anni la media nazionale era il 25%) e ciò «impoverisce ulteriormente la vita associativa e non ripaga degli sforzi fatti per far sì che la sezione sia sempre più frequentata». Eppure, gli associati nei momenti importanti ci sono. Lui stesso nel 2004, ringraziava tutti coloro che erano intervenuti all’Assemblea che lo aveva rieletto preferendolo all’altro candidato Piero Venerandi «in modo così massiccio, circa l’80% degli aventi diritto, ben al di sopra della media nazionale che si aggira al 50%». 

Silvestri, nel 2010, ha spostato le riunioni dal tradizionale venerdì al lunedì ma con scarso effetto. Con un accento aspro, parlava di associati che non voleva nominare perché per molti erano «dei perfetti sconosciuti che da anni si occupano di altro e che con la nostra sezione non hanno più contatti» e concludeva impietosamente: «se non quando devono richiedere puntualmente la tessera per andare allo stadio gratis». In effetti, la Commissione disciplina ha lavorato comminando diversi non rinnovo tessera. Raccogliendo il testimone, Currie indicava nella sezione «ormai decentrata» una delle cause delle poche presenze specie dei non più giovani. Proponeva anche una serie di attività per vivere la sezione ma, soprattutto, puntava al polo atletico del Foscarini, le cui sedute potevano concludersi con una pizza magari davanti al maxischermo per godersi una partita di Champions in TV. Ebbene, dopo due anni, l’azione di Currie sembrava dare risultati, occorreva proprio un salto generazionale, perché uno dei modi con cui ha promosso l’affiatamento fra gli arbitri è stata la creazione di gruppi chiusi sui social network, un «fantastico» raduno precampionato, i ritrovi post partitella che poi si sono effettivamente conclusi davanti alla TV. Insomma dopo due anni di lavoro il gruppo era costituito, e citava come esempio i dieci colleghi che hanno seguito Filippo Tagliapietra al Play-Off decisivo di terza categoria e i sedici presenti alla partita di calcio amichevole con i colleghi mestrini. Se con i giovani s’erano visti progressi notevoli, Currie lamentava l’assenza dei più anziani, «gli OA sono i grandi assenti della nostra sezione». Riportarli a casa sarebbe stato uno degli obiettivi del suo secondo biennio. Due anni dopo non si lamentava più degli OA. In effetti si sono avute le dimissioni di quelli che avevano perso interesse. Entusiasta invece dei giovani. «La parte di comunicazione e gestione delle risorse umane si avvale in larghissima parte, segno dei tempi anche di strumenti di cosiddetto Social Networking». Facebook e soprattutto il gruppo wahtsapp». Ben vengano i marchingegni elettronici se serve a far gruppo.

 

La squadra al Torneo delle sezioni di Milano, 3 giugno 2017

 

In realtà, il gruppo lo ha aiutato il calcio giocato. In questo non c’è differenza con chi calcava i terreni di gioco negli anni Settanta. Non c’è nulla che unisca come una partita di pallone. Oggi la squadra degli arbitri veneziani è guidata dal CT Massimo Bergamo, ma in passato ne abbiamo avuti diversi, anche se in questi lustri non più vincenti. In un certo senso, si era ricominciato a giocare dopo una trasferta del 2005 a Prata di Pordenone. Nel torneo di calcio fra le sezioni del 2011, nostre avversarie le solite Chioggia e Mestre ma anche Padova, Chioggia soprattutto, incontrata in altre occasioni. Un buon piazzamento, nel 2013, il secondo posto al torneo AIA Porto CUP organizzato dai colleghi di Portogruaro. Sconfitti da Este, ma lasciate dietro Portogruaro, appunto, e poi Latisana, Monfalcone e soprattutto Mestre. Ancora l’anno scorso, la partecipazione al VI Memorial Basile organizzato dalla sezione di Genova ha visto ben figurare l’undici veneziano. Come del resto le ultime due partecipazioni al torneo Gianni Martin organizzato dai colleghi di Treviso con l’adesione di quindici sezioni. Un anno ci ha visto in finale, battuti dai cugini di Mestre; l’anno dopo vincitori della coppa disciplina, mentre il torneo andava, ancora, ai colleghi di Mestre. Infine, per la prima volta, la partecipazione a un torneo di calcio a 5, quello del “90° live” organizzato dalla sezione di Milano.

Che la partecipazione alla vita associativa sia un problema sentito ovunque lo testimonia l’iniziativa dell’AIA che ha deciso di inviare in tutte le sezioni arbitri e assistenti della Can, con l’intento di migliorare la qualità tecnica degli associati ma anche di stimolarne la presenza poiché è ovvio che se la riunione è condotta da un personaggio famoso, attrae. È vero, ora si vedono filmati, spezzoni di partite, quiz a tempo proiettati su schermi tecnologici, tutti elementi che rendono più vivaci le adunanze tecniche. Ma sentire parlare un assistente internazionale come Massimilano Grilli di Gubbio, ospite nel 2012, o Daniele Orsato è un’altra cosa. Sfruttando il fortunato sorteggio, nel 2014, Mestre ha invitato anche Venezia a villa Cardinal Urbani e sentirsi dire da un internazionale: «Se ci sono arrivato io potete arrivarci tutti», non può che aumentare l’entusiasmo di un giovane. Numerosi così gli arbitri di serie A passati per Venezia, l’ultimo in ordine di tempo Domenico Celi ospite della sezione il 28 febbraio 2017 che ai quattro nuovi arbitri  dell’ultimo corso ha detto di allenarsi sin dagli inizi, frequentando il polo sezionale ma ha anche «di volersi bene fra arbitri, perché siamo una grande famiglia». 

Tra i quattro che hanno potuto ascoltare Celi, finalmente, una ragazza, Elisa Prevedello, peraltro figlia d’arte, suo papà Paolo è stato nostro associato nei primi anni Ottanta. Ora, mentre in tante sezioni consorelle il numero delle donne è in aumento, a Venezia si stenta. In questi quindici anni sono state pochissime. A cavallo del 75°, Elisa Pitteri, per altro anch’essa figlia d’arte, che ha diretto gare per due stagioni anche tra gli allievi. Nel corso del 2008, con soddisfazione, il presidente Venerandi diceva che tra gli aspiranti vi erano «alcuni giovani interessanti e anche due ragazze». Erano Elena Almansi e Marta Reale, ma dopo una sola stagione, prima chiedevano un congedo e poi ci lasciavano di nuovo da soli. La nuova Elisa fa ben sperare, impegnata e determinata, così dice il suo tutor, anche se giovanissima e chissà che dopo di lei ne giungano altre. 

Il lavoro per portare più associati alle lezioni tecniche è finalmente cotonato da un certo successo.  Currie, nel 2016 constata l’aumento della partecipazione alle RTO, «molto alta tra gli effettivi, molto meno purtroppo tra gli osservatori e i benemeriti», segno ulteriore «di attaccamento che mi pare cogliere tra i nostri giovani».

 

Tradizioni, ricorrenze, premi e feste

Il cambiamento vorticoso che ha avuto la nostra società dopo l’avvento delle tecnologie mediatiche non poteva lasciare indenni i riti di un tempo, come la festa delle befane, il carnevale, le messe di suffragio per i collegi defunti, la consegna stessa dei premi sezionali, le gite sociali. Eppure, conservare la memoria, lo diciamo sempre, è importante, ma è anche difficile e soprattutto faticoso.

Una tradizione che continua a resistere è la cena natalizia dei soci aperta alle loro famiglie. Un momento celebrativo con cui ci si augura anche un anno nuovo migliore di quello passato. Particolarmente suggestiva quella del 17 dicembre 2010, durante la quale si sono festeggiati i cinquant’anni di appartenenza all’AIA Venezia di due grandi vecchi, Giuseppe (Pino) Funes e Giorgio (Bebe) Bertoldini. Se i presidenti sezionali si sono lamentati delle presenza alle riunioni tecniche, nulla hanno avuto da ridire per l’adesione alle cene natalizie. Persino Gianfranco Perinello, in uno dei momenti più critici della nostra vita associativa, quando per due anni, dal 2006 al 2008 in sezione «ha visto troppe sedie vuote», guardò con soddisfazione alla ripresa della tradizionale cena natalizia e al successo dei due raduni precampionato svoltisi in Alpago «ambiente consono allo spirito dell’arbitraggio, semplice ma saturo di voglia di lavorare», insomma, monacale. Forse non è solo una coincidenza che la crisi vocazionale e associativa abbia coinciso con la bufera che ha sconvolto l’AIA a livello nazionale, causando una «profonda ferita da risanare» (l’Arbitro, 3/2006). Poi altri raduni a Jesolo e a Sottomarina, questo nel 2011 in collaborazione con i cugini chioggiotti. Nel 2013, ancora a Jesolo, ospiti del Villaggio Marzotto, assieme a Mestre, Bassano e San Donà, dove i nostri arbitri effettivi hanno avuto l’opportunità di ascoltare le lezioni tecniche di due amici della sezione, Giovanni Stevanato e Diego Preschern, che altre volte in passato sono venuti a trovarci. Poi, complice l’andamento economico recessivo, raduni precampionato più semplici, come a Pellestrina o addirittura spartani, come a Saccafisola. Tornando alle cene natalizie, Currie si dice addirittura entusiasta di come sia riuscita bene quella del 2014. L’anno dopo, trovava le adesione all’evento «ottime», più di sessanta, fra associati e famigliari. Oltre a lodare il successo della gita sezionale di fine anno a Genova, prendendo commiato dalla sua presidenza, Currie non mancava di ricordare la consuetudine della cena natalizia: «Sono tradizioni che vanno mantenute e rivitalizzate». 

In una città come Venezia anche il problema di dove allenarsi non è di semplice soluzione. Fino al 2006, il polo sezionale era nell’isola di Saccafisola, ma il campo era angusto e la posizione decentrata senza contare che si era ospiti di una società calcistica. Poi, gli allenamenti si spostano in terraferma, al campo di atletica leggera comunale di San Giuliano. Infine pare trovarsi una soluzione ottimale nel 2009, grazie al gemellaggio con il Liceo Convitto Marco Foscarini che mette a disposizione degli arbitri veneziani il proprio campo di giuoco, piccolo ma in terreno sintetico, sotto la supervisione di Paolo Silvestri e dove si svolge quel raduno precampionato. Si fanno iniziative in comune con gli studenti del Liceo che partecipano ai corsi di Fair Play tenuti da associati e che culminano con la giornata delle   premiazioni con l’ospite d’onore Daniele Orsato, il 22 marzo 2010. «Una buona vetrina per la sezione e un’ottima affluenza di associati e pubblico esterno». La collaborazione con il Foscarini dura ancora qualche anno, fino al cambio del dirigente scolastico, avvicendamento che pone fine all’esperienza di collaborazione e costringe la sezione a trovare nuove soluzioni. Si pensa di tornare di nuovo in terraferma, chiedendo al Comune l’utilizzo del campo sportivo “Bacci” di San Giuliano.

I premi sezionali hanno risentito del venir meno della consistenza numerica degli arbitri, ma anche di quello spirito associativo che il cambio generazionale ha in qualche modo sopito. Occorre attendere il consiglio direttivo del 22 maggio 2006 perché venga posta all’ordine del giorno l’assegnazione dei premi non più assegnati praticamente dal 75°. Si dà quello più prestigioso e antico, il premio Antonio Zanon, a Daniele Bindoni; poi si assegna il premio Giovanni Capitanio, ai due colleghi che si sono distinti maggiormente in ambito provinciale e regionale. Infine il premio Ugo Storer, agli osservatori. Poi un contributo per acquisto di libri scolastici in memoria di Tommaso Vistosi a Ragnar Borghi, mentre la borsa di studio Guglielmo Manzato non viene assegnata per l’assenza di proposte scritte previste dal suo regolamento, fatto che «evidenzia anche un certo disinteresse degli associati per la vita sezionale».

Nell’ottobre del 2008, finalmente di nuovo si assegnano i premi sezionali, e viene omaggiato un buon numero di associati poiché si conferiscono anche quelli arretrati. Poi, per risentir parlare dei premi sezionali bisogna aspettare il consiglio del gennaio 2012. Dopo aver stampato l’elenco dei premiati, il presidente Silvestri si è accorto che  si è fermi da tre stagioni sportive. Valutando i regolamenti dei premi propone al consiglio di approvarne una modifica rendendoli biennali. E finalmente vengono assegnati nel marzo 2012 ed è l’ultima volta. Ora, il 20 gennaio 2017, all’unanimità, il Consiglio ha manifestato l’intenzione di ripristinare nuovamente i premi sezionali, a partire dalla prossima stagione sportiva.

Infine le feste. D’obbligo cominciare da quella del 75° che ebbe vasta risonanza cittadina e non solo. Accolti il 23 novembre 2002 nel salone maggiore della Scuola Grande di San Rocco, gli ospiti degli arbitri veneziani ebbero modo di assistere a una tavola rotonda in un momento in cui forti erano le contestazioni non solo verso gli arbitri ma anche verso un calcio che stava diventando troppo ricco e prepotente. Tullio Lanese, presidente dell’AIA riconfermato poi dalla II Assemblea elettiva (l’Arbitro, n. 4/2004), lamentò «le troppe polemiche, un vociare eccesivo, un urlare fuori luogo» nonostante fossimo ancora agli inizi del campionato. A quella tavola rotonda parteciparono in sala o sulla stampa arbitri del calibro di Francescon: «si è creato un clima di poca credibilità» a cui legava il calo di associati della sezione di Padova; Angonese: «è tempo di affrontare i problemi, non solo economici ma arbitri compresi»; Casarin: «il modello arbitrale oggi soffre» che per l’occasione ricevette il nuovo gagliardetto dell’AIA da Lanese, una sorta di riconciliazione tra i due. Poi, si proseguì con le premiazioni a Palazzo Pisani Moretta sul Canal Grande chiudendo la serata con una suggestiva cena di gala. Praticamente le celebrazioni per il 75° si estesero per tutta la stagione sportiva. Nell’opuscolo stampato per la festa regionale del 25 giugno 2003, in vena di autocelebrazione forse un po’ snob, anziché i marchi degli sponsor, come hanno fatto tutte le altre sezioni per finanziarsi, la nostra fece pubblicare le foto dei propri associati in divisa, come le figurine di un album. Infine, in giugno a Pellestrina, una partita di calcio fra gli arbitri veneziani e i ragazzi della comunità di Emmaus che lottano contro la droga, viene inserita da Gianfranco Perinello nelle cerimonie per l’anno del 75°; semplice evento che si chiude con il dono di un servizio di stoviglie per le cucine della comunità.

 

L’organo tecnico sezionale per la stagione 2017-18 al raduno di inzio campionato. 

 

Lo sforzo sostenuto per il 75°, che ha coinvolto tutti gli associati, ha come svuotato di energie, è comprensibile e del resto, per un lungo periodo, dati i numeri dei soci e gli avvicendamenti presidenziali, c’era altro a cui pensare. L’anno dopo, il 2004, grazie al presidente veneto Carlo Sguizzato, che ebbe l’idea di indire la festa delle premiazioni, si consegnarono i premi Zanon e Manzato a Massimo Bergamo e ad Alessandro Fantin. Comunque, non sono mancate iniziative importanti nella sede dell’Ateneo Veneto, come ad esempio, quella del 30 novembre 2007 che ha visto come ospite Andrea Lastrucci,  Commissario Can 5 e il suo vice Franco Venerando o il conferimento dei premi sezionali davanti ad autorità dell’AIA nazionale. 

La nostra sezione ha avuto un ruolo fondamentale sia pure indiretto nella ricorrenza dei novant’anni della rivista «l’Arbitro». Già in precedenza, decisivo è stato il nostro apporto all’edizione di tutti i numeri del periodico dell’AIA in formato digitale. Infatti, gli unici in Italia a possederne i primi numeri siamo proprio noi. Così è merito dei vecchi arbitri veneziani se è possibile ammirare come «una preziosa reliquia» (l’Arbitro, n. 6/2014) la copertina del primo numero del novembre 1924, in cui campeggia la nazionale svedese di Foot-Ball, fresca medaglia di bronzo alle olimpiadi di Parigi, prossima avversaria degli azzurri; e se si può leggere il primo editoriale di Francesco Mauro che voleva il mensile diffuso anche tra calciatori e dirigenti cosicché «meno facilmente imbestieranno contro il giudice che sereno infrena e punisce ed inflessibilmente mantiene integra ed accesa la purissima fiamma dello sport». Roboanti frasi d’epoca, ma che nella sostanza non cambiano neppure oggi.

Per arrivare a una cerimonia paragonabile alla festa del 75° bisogna giungere al febbraio 2016, segno di una rinnovata vitalità della sezione. Il presidente Currie «con entusiasmo» comunica ai consiglieri che il 20 febbraio il Comitato nazionale si riunirà per i suoi lavori istituzionali presso l’Hotel Molino Stucky Hilton alla Giudecca. A beneficio della sezione, i componenti nazionali si sono resi disponibili ad anticipare di un giorno il loro arrivo in laguna così da permettere lo svolgimento di una RTO del tutto straordinaria. Lo sforzo per la sezione è notevole ma tutti gli associati contribuiscono consci dell’importanza dell’evento. Il programma progettato prevede di affidare all’esperto Gottardi il ruolo di presentatore, a seguire i saluti dei presidenti sezionale e regionale e delle autorità, la proiezione di un video sulla storia della sezione e l’intervento di un giovane associato. Si chiederà a Marcello Nicchi d’inaugurare virtualmente la nuova sezione con un semplice taglio di nastro, che poi chiuderà la serata. Ancora una volta, la sezione fa mostra delle sue notevoli capacità organizzative. L’evento riesce, apprezzata la verve con cui il filosofo comasco trapiantato in laguna, Alessandro Cecconi, ha descritto il suo impatto con la città e la difficoltà ma anche la meraviglia di arbitrare a Venezia. Perfetta la tempistica. Il risultato finale, una serie di entusiastici commenti da parte di quasi tutti i cento e trenta ospiti. Congratulandosi con il direttivo, il presidente riferiva di continuare a ricevere telefonate di congratulazioni «per la misura, il gusto e l’eleganza della serata». Il sacrificio economico è stato importante ma speso bene. Ancora nella sua relazione di commiato, Currie considera la serata dell’Hilton «il punto più alto» del suo mandato, «alla presenza dei vertici della nostra associazione. Credetemi, ancora se ne parla. È stato un segnale fortissimo di vitalità che dobbiamo continuare a cavalcare». Ecco il testimone passa così a Franco Venerando. Qui non è possibile scrivere che il 90° eguaglierà le precedenti grandi feste veneziane ma i presupposti ci sono tutti. Auguri alla Sezione Antonio Zanon di Venezia. Viva l’Associazione Italiana Arbitri.

 

Tutti i soci, presidenti e premiati dal 75° al 90°

L’elenco che segue vuole ripetere nei limiti del possibile quanto già fatto per il 75° e che ha riscosso notevoli apprezzamenti. Ossia, rendendo loro una sorta di omaggio, stilare l’elenco di tutti coloro che hanno diretto almeno una gara rappresentando la Sezione di Venezia. Si parte dai 109 associati che hanno festeggiato alla Scuola di San Rocco i settantacinque anni della sezione per terminare agli attuali 73 (alla data del 15 agosto 2017). I primi hanno i nomi scritti in carattere maiuscoletto, gli ultimi, in grassetto. Dunque i nomi dei soci in maiuscoletto e in grassetto hanno attraversato tutta la recente storia della sezione, anche se alcuni di loro potrebbero ben dire di aver festeggiato anche i cinquant’anni, nel 1977, e di aver assistito alla storica visita in sezione del patriarca di Venezia, Albino Luciani, poi papa Giovanni Paolo I. Cinque soci, nei lontani anni Sessanta, hanno anche partecipato alle celebrazioni per il 40° nella vecchia e prima sezione a San Marco. Meritano una menzione: Davide Tenderini, il socio con maggior anzianità di tessera, anno 1960. Diventarono aspiranti arbitro l’anno dopo Giorgio Bertoldini e Giuseppe Funes. Poi, nel 1963, Roberto Gaio, ancora colonna portante della sezione e, nel 1967, Ciro Pisani.

Alcuni soci presenti al 75° non ci sono più perché chiamati da un Designatore più alto a dirigere gare in «cieli e terra nuova». La perdita più tragica è stata quella di Tommaso Vistosi, arbitro a disposizione del CRA Veneto, deceduto a 27 anni nell’agosto del 2003, a seguito di una terribile caduta mentre visitava la Cappadocia. Nel ricordarlo, il padre ha sottolineato «la sua forte passione per l’arbitraggio». Meno drammatiche ma sempre dolorose le altre perdite: Luciano Zanon nel 2006, per cinquant’anni l’anima associativa della sezione. Due anni dopo, toccò a Giorgio Simone, presidente onorario che ha dedicato l’intera vita all’Aia. Al suo capezzale, Gianfranco Perinello gli parlò per l’ultima volta della sezione. Ebbene, il nostro presidente onorario uscì dal torpore per una mezz’ora, tanto da sorprendere la sorella che non lo vedeva così vivo da tempo. Poi, Domenico Bertoldini nel 2009, Luciano Bruganara nel 2012 e infine, il lutto più recente, quello di un altro presidente della sezione e dirigente nazionale, Lucio Trucillo, scomparso nel 2016.

Gli altri hanno appeso il fischietto a un chiodo per i più diversi motivi, da quello più semplice, l’arbitraggio non faceva per loro, a quelli più difficili come il lavoro, lo studio, la famiglia. Alcuni, come Lorenzo Mattozzi, il 5 marzo 2007, hanno scritto commosse lettere di commiato: «Sono contento di aver intrapreso questa attività molto giovane perché mi rendo conto ora di quanto mi sia servita per maturare come persona». Continua augurando alla sezione di raccogliere quanto di buono aveva seminato e ricordando che «il successo di questa sezione all’interno dell’AIA non si misura solo con la qualità degli arbitri quando scendono in campo, ma anche con la qualità di quelle stesse persone quando smettono la divisa». Altri hanno avuto una sorta di odio amore, lasciandoci una prima volta e poi chiedendo il reintegro, a volte abbandonandoci una seconda volta, altre rimanendo come il caso di Tiziano Ballarin, una sorta di figliol prodigo. Comunque, eccoli tutti di seguito.