«Non ho mai pensato di voler dimostrare qualcosa come donna, ma di essere credibile come arbitro»
Lunedì 26 gennaio 2026 la Sezione AIA di Venezia ha ospitato l’arbitra internazionale di calcio a 5 Martina Piccolo, della sezione di Padova (ospite nazionale “estratta”) in un incontro intenso e partecipato, inserito nel progetto Io Porto Parità. Una serata dedicata alla promozione delle pari opportunità, al contrasto degli stereotipi e delle discriminazioni di genere nel mondo dello sport e, in particolare, dell’arbitraggio, con l’obiettivo di valorizzare modelli positivi e inclusivi e rafforzare il ruolo della persona, delle regole e delle responsabilità.
Ad aprire l’incontro sono stati Michele Gottardi, presidente della Sezione AIA di Venezia, e Alberto Lisatti, presidente del Centro di Formazione Logistica Intermodale (CFLI), ente grazie al quale il progetto è stato ideato e realizzato. Lisatti, in gioventù arbitro della sezione di Venezia per sette anni, ha sottolineato il valore educativo e culturale dello sport e dell’arbitraggio, evidenziando come la parità di genere non sia solo una questione di equità, ma una reale opportunità di crescita comune: «arbitrare significa garantire equità, rispetto e correttezza. Non è una lezione né un punto di arrivo, ma un’occasione per confrontarci, crescere e migliorare insieme, dentro e fuori dal campo».
Dopo l’introduzione istituzionale, la parola è passata a Martina Piccolo, che ha subito coinvolto i presenti raccontando il proprio percorso nel mondo arbitrale, dal calcio a 11 al calcio a 5. Un racconto sincero, fatto di passione, sacrifici e consapevolezza: «non ho mai pensato di voler dimostrare qualcosa perché donna. Ho sempre pensato di voler essere credibile come arbitro, attraverso la preparazione, il lavoro e la coerenza». Nel suo intervento, Piccolo ha spiegato come la figura dell’arbitra sia profondamente cambiata nel tempo, sia all’interno dell’AIA sia nel rapporto con le società sportive: «rispetto a qualche anno fa c’è maggiore attenzione e rispetto, ma il cambiamento culturale non è ancora completo. La strada è quella giusta, ma va percorsa ogni giorno, anche con piccoli gesti». Un passaggio particolarmente significativo è stato dedicato al valore dell’esempio e della responsabilità: «essere un modello non significa essere perfetti, ma dimostrare che con impegno e competenza si possono abbattere barriere che sembravano insormontabili».
La serata si è conclusa con un momento di grande interesse tecnico e formativo: la visione e il commento di alcuni episodi arbitrali tratti dalle partite del Mondiale di calcio a 5, disputatosi nelle Filippine lo scorso novembre. Attraverso immagini e analisi, Martina Piccolo ha offerto uno sguardo diretto sull’arbitraggio internazionale: «A questi livelli la preparazione fa la differenza, ma ciò che conta davvero è la capacità di prendere decisioni mantenendo equilibrio, lucidità e rispetto del ruolo». Un incontro autentico e ricco di significato, capace di unire testimonianza, formazione e ispirazione, e di dimostrare come sport, lavoro e genere possano dialogare e rafforzarsi a vicenda.
Il messaggio emerso con forza è chiaro: la parità non è solo un obiettivo, ma una responsabilità condivisa, dentro e fuori dal terreno di gioco.
Di Pietro Cotti Cometti







